I benefici delle acque termali nella patologia degenerativa articolare

L’alta incidenza delle malattie artro reumatiche ha fatto sì che esse costituiscano le più frequenti cause di invalidità temporanea e permanente. La cura di queste malattie assume quindi grande importanza sia dal punto di vista medico che socio economico. Nel contesto dei diversi presidi terapeutici un ruolo importante è rappresentato dalla terapia termale. L’esperienza clinica ha infatti chiaramente evidenziato gli effetti benefici della fangoterapia in numerose malattie organiche, in primis le patologie dell’apparato locomotore. L’indicazione principale va infatti identificata nella patologia degenerativa osteo-articolare, che si configura essenzialmente nell’artropia primitiva mono o polodistrettuale, nelle forme degenerative secondarie (es. post traumatiche), nei quadri dismetabolici(es, artropatia uratica), nelle patologie infiammatorie quiescienti (es. artrite reumatoide). I dati bibliografici desumibili dalla esperienza internazionale rendono ampia testimonianza di tale assunto. Nelle artropatie degenerative primitive e/o secondarie la fangoterapia praticata almeno una volta nei tre anni precedenti l’osservazione ha condotto a risultati ottimi e significativi nel 65% circa dei casi, avendo come parametri di riferimento la sintomatologia dolorosa soggettiva spontanea, la rigidità mattutina e la funzionalità articolare ( Costantino et al. 1998). Nella cervicoartrosi la fangoterapia è apparsa in grado di agire con effetto preventivo e terapeutico. Il rilevamento dei dati nel periodo di quattro anni, nel quale i pazienti sono stati sottoposti ogni 12 mesi a terapia termale, ha evidenziato per i parametri sottoposti ad indagine (numero-intensità episodi acuti, sintomatologia di fondo, assunzione di farmaci, necessità di accertamenti clinico-diagnostici, necessità di terapie riabilitative,…) una sommazione progressiva degli effetti positivi (Nappi, 1996). I livelli sierici di prostaglandine(PGE2) e leucotriene (LTB4) dopo fangoterapia negli osteoartrosici appaiono ridotti con ovvio decremento della risposta infiammatoria ed effetto di protezione sulla cartilagine articolare (Bellometti 1998). In 14 pazienti affetti da spondilite anchilosante una combinazione di bagni in acque termali e fanghi ha sensibilmente migliorato la rigidità mattutina e ridotto la distanza dita-suolo nelle prove di funzionalità lombare, con una pari riduzione dell’assunzione di farmaci analgesici a distanza di soli sette giorni dall’inizio del trattamento (Tischer, 1995). La artropatia reumatoide, sottoposta a trattamento nella fase di remissione (permane assoluta la controindicazione alla terapia termale nella fase acuta delle patologie infiammatorie!) con applicazioni quotidiane di fango per 20 min., ha evidenziato una risposta positiva sui vari parametri "target" fra cui spiccano la rigidità mattutina, la funzionalità articolare, la diminuzione del consumo di farmaci (Sukenik, 1992). Vanno per inciso ricordate le azioni sistemiche della fangoterapia per le possibili implicazioni terapeutiche che esse rivestono: in particolare va sottolineato come la diuresi e le natriuresi raddoppino, l’emodiluzione aumenti del 5% e l’indice cardiaco presenti un incremento addirittura del 50%.

 

MECCANISMO DI AZIONE

Nella comune accezione l’azione terapeutica della balneofangoterapia viene genericamente attribuita all’effetto calorico esogeno, che appare responsabile di una attività miorilassante-decontratturante, di una vasodilatazione del microcircolo con sostentamento del trofismo tissutale, di una azione ipotalamo-ipofisaria, con rilascio ormonale e peptidico a finalità analgesiche. Nel dettaglio, l’attività neuro-endocrina, è stata recentemente puntualizzata in una vera e propria attivazione a livello ipotalamico, con una ipersecrezione di ACTH/cortisolo e di betaendorfina (O’Hare,1985,Coiro, 1998). Se è ampiamente noto il ruolo antinfiammatorio degli steroidi, è invece recente conquista il meccanismo d’azione antinocicettivo delle betaendorfine. Esso si esplica infatti non solo sulla neurotrasmissione producendo analgesia e sensazione di benessere, ma anche a livello immunitario, incrementando sia il numero delle popolazioni linfocitarie killer che la produzione di citochine. L’attività termale dei fanghi è capace di influenzare l’attività dei condrociti nell’osteoartrosi modulando la produzione di citochine sieriche, come la IL-1. Tale attività sembra influenzare molti processi biochimici corporei indipendentemente dalla sola stimolazione termica, ed appare documentata dall’incremento della IGF-1 e dalla diminuzione del TGF sierici negli osteoartrosici dopo 12 anni di applicazioni (Bellometti,1997). L’azione terapeutica dei fanghi è dovuta a vari fattori quali termalità, composizione chimica, concentrazione dei sali, radioattività, pressione osmotica, conducibilità elettrica, stimolo meccanico. In effetti la fangoterapia agisce con meccanismi locali (iperemia, risoluzione delle contratture, migliorato trofismo del connettivo articolare) e generali (azione correttrice delle turbe metaboliche connettivali, cartilaginee, ed ossee). Indiscusso è il ruolo rivestito dalla composizione chimica del fango: è stato infatti dimostrato (Sukenik, 1992) come il fango lavato dai minerali non presenti alcun effetto terapeutico, ad indicare l’importanza della componente minerale. Meno importanti sembrano essere i fattori locali come la temperature o la capacità di trattenere calore, attribuibili alla parte solida del fango. Si ipotizza che alcuni elementi minerali possano essere assorbiti per via percutanea durante il trattamento con fango o nell’immersione in acqua, senza che peraltro sia noto il meccanismo di veicolazione. Di fatto, in pazienti affetti da psoriasi e trattati con bagni nel Mar Morto, sono state riscontrate maggiori quantità ematiche di Br, Rb, Ca e Zn (Shani, 1985). Lo stesso ruolo terapeutico dei vari minerali è stato di volta in volta messo in discussione. Una riduzione dello Zn sembra essere presente nei pazienti con artrite reumatoide andandosi a correlare con la durata e l’entità delle fasi flogistiche della malattia: l’assorbimento.46:4 , 140-5.

 

A cura del Dr. A. Soccetti


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